Il modello culturale occidentale è basato sulla divisione, la segmentazione, la specializzazione. Il risultato di oltre 2000 anni di storia è che l'uomo moderno ha perso il contatto con se stesso e con l'ambiente che lo circonda. Si è così venuta a creare una situazione paradossale nella quale abbiamo perso il senso dell'unità e il non aver coscienza della nostra unità psico-fisica ci crea non pochi problemi. In oriente, la visione dell'uomo e di conseguenza della medicina, segue il percorso dell'osservazione della totalità dell'uomo stesso.
E' ormai accertato che il rapporto corpo-mente è inscindibile, così come fa parte di noi il sistema energetico interno ed esterno. Tutti questi sistemi sono in diretta correlazione tra di loro e producono un processo omeostatico completo che ci permette di vivere. Da anni ci siamo resi conto che la medicina ufficiale sta perdendo di vista l'uomo in quanto tale. La ricerca moderna smembra, seziona, analizza sempre più perfettamente i dettagli perdendo di vista la globalità. Abbiamo lo specialista di questo o quell'organo, ma non sono pochi quelli che rimpiangono il buon medico generico di famiglia. Si cura l'organo e si dimentica l'individuo, si osserva il sintomo e non si considera che la malattia è un segnale generale di un problema che si svolge contemporaneamente a più livelli.
Anche Ippocrate, che segnò l'era della separazione tra religione e medicina diceva: "Il primo grande medico è la natura (natura sanatrix)." Si diceva, con grande saggezza, nelle scuole mediche dell'antichità, che l'uomo ha in sé i mezzi per evitare che la malattia lo colpisca, il grande segreto non sta nel metodo farmacologico, ma nel far scattare al momento giusto le difese immunitarie. Nella visione occidentale la frattura si è fatta sempre più profonda stabilendo (con Cartesio) che l'essere umano è composto di due elementi che per principio non interagiscono: la coscienza o anima e il corpo.
E pensare che nell'antichità, si usavano metodi straordinari, come, ad esempio, l'incubazione; si metteva l'ammalato all'interno di un recinto sacro e con tecniche probabilmente ipnotiche, lo si induceva ad un sonno profondo. Spesso era proprio il paziente, tramite il sogno, ad indicare al medico la strada per curarlo. Ci sono state, alcuni anni fa in Texas, ricerche in questo senso. I ricercatori avevano elaborato una tabella dei sogni D.F.D. (disease foretelling dreams), i sogni che presagiscono la malattia. In tutta l'antichità troviamo numerosi medici sensitivi che diagnosticavano la malattia e ne prescrivevano la cura osservando l'uomo nel suo insieme totale energetico (fisico, emozionale, mentale, spirituale).
La materia è composta da energia. L'energia compone il corpo umano con un insieme di campi e particelle che interagiscono sino ad arrivare ad un sistema grossolano, identificato dalla medicina orientale come un sistema di nervature, canali, reti, che trasportano energia e informazioni e creano continue connessioni energetiche fra i sistemi, partendo dall'energia più sottile, fino ad arrivare a quella che noi comunemente definiamo materia. I punti basilari di questo sistema, ricettori, trasformatori, scambiatori, sono i chakra e i punti dell'agopuntura.
La medicina cinese è basata sull'equilibrio delle polarità yin e yang (la connessione con i poli negativo e positivo dell'energia è evidente). Nel corpo umano ogni malattia è vista come rottura di questo equilibrio. Questo equilibrio è mantenuto da un flusso continuo di "ch'i" o energia vitale, che passa lungo quelle reti energetiche chiamate "meridiani", che con tengono i punti di sollecitazione dell'agopuntura. A ogni organo è associato un meridiano, in modo tale che i meridiani yang appartengono a organi yin e viceversa. Ogni volta che avviene un ricarico energetico o una carenza di un elemento o dell'altro, il corpo si ammala e la malattia viene curata inserendo alcuni aghi nei punti di sollecitazione, per stimolare o ristabilire equilibrio nel flusso energetico.
L'agopuntura viene praticata, oramai, anche nelle strutture ospedaliere occidentali. (Attenzione che sia un medico a piantarvi addosso gli aghi). E' una pratica estremamente complessa che a mio avviso deve essere compresa sino in fondo con i connotati culturali della filosofia del Tao. Per questo diffido di come viene praticata in occidente, con le dovute eccezioni di quei medici "sensitivi" che sono parecchi e molto bravi. Pensate a come si sentirebbe ridicolo un medico occidentale, avvezzo a non guardare neanche in faccia il suo paziente, abituato sempre più all'alta tecnologia medica, sicuro nell'affidarsi a macchine sofisticate per gli esami ematici, ad indagini come la TAC, la PET, la NMR, a terapie farmacologiche sofisticate, se si trovasse a confronto con un medico tibetano che fa diagnosi complicatissime sentendo i vari "polsi" del paziente, guardandogli le unghie o l'iride degli occhi. Un medico tibetano studia gli elementi e le energie che formano l'uomo e l'Universo, riconosce il mutare delle stagioni e dei ritmi naturali, studia il canto degli uccelli e le costellazioni del cielo per capire il cambiamento che sta avvenendo sulla terra e diviene un sensitivo. La medicina tibetana ha legami molto profondi con la filosofia buddhista.
Secondo il Buddhismo, l'essere umano è un complesso olistico interdipendente; esso viene visto come l'insieme di cinque elementi in costante mutamento: corpo, sensazioni, percezioni, impulsi e coscienza. Ed è proprio la coscienza l'elemento principale accentrante, che, attraverso la sua evoluzione e sostenuta dai depositi inconsci delle azioni passate, trasmigra da un'esistenza all'altra, quando il corpo muore. Il medico tibetano, chiamato "Menpa" o "Emchi"(uomo dei medicamenti), vede l'essere umano come un aggregato di questo cinque elementi, in tutti i suoi aspetti, dal più grossolano al più sottile. Osserva l'uomo attraverso due modelli di costituenti: i sette tessuti corporei (chilo, sangue, carne, grasso, ossa, midollo, liquido riproduttivo) e i loro residui (feci, urina, sudore), su questa base, il "menpa" osserva le principali funzioni fisiologiche basandosi sull'equilibrio dei tre umori: Vento o pneuma (Respiro), bile (accumulo nella cistifellea), flemma (secrezioni mucose dello stomaco). Se questi tre umori rimangono in equilibrio, l'individuo sarà longevo ed in buona salute.
Riservo una particolare attenzione alla Medicina Tibetana, perché, probabilmente, è una delle sintesi più originali di varie antiche medicine. Alcune fonti fanno risalire l'origine della Medicina Tibetana alla religione Bon, di parecchi secoli antecedente al Buddhismo, dando poi al Re Songtsen Gampo, durante la prima metà del settimo secolo, il merito di aver raccolto i testi più rappresentativi di medicina dall'India, dalla Cina. dall'Iran, dal Nepal, ecc... e di averne curato una sintesi tradotta in tibetano. Una curiosità: nei documenti storici dell'epoca, il medico che portò i testi dai paesi bizantini attraverso l'Iran è chiamato Ga - le - nos, ovviamente come riferimento a Galeno (medico greco del secondo secolo). Il Tibet, grazie alla sua inaccessibilità geografica, ha mantenuto intatte delle conoscenze straordinarie sino all'epoca moderna che, purtroppo, ne ha segnato la sorte che gli era stata risparmiata per migliaia di anni, distruggendo così una cultura veramente notevole. Innumerevoli influenze straniere hanno formato la medicina tibetana, come è arrivata sino a noi, ma fondamentale è l'influenza della medicina cinese e di quella indiana, vi sono testi base della medicina Ayurvedica contesi sia dalla tradizione buddhista tibetana che da quella indù. Come vi dicevo all'inizio, la Medicina Tibetana si è fusa strettamente con il Buddhismo nell'ottavo secolo circa, quando Padmasambhava, glorificato come un secondo Buddha, introdusse in Tibet il culto del Buddha della medicina, Bhaisajyaguru, assieme al testo fondamentale della medicina tibetana, "I Quattro Tantra", testo usato ancora ai nostri giorni e indicato, per secoli, come base di insegnamento al medico. I "Quattro Tantra" (Tantra di istruzioni segrete sugli otto rami, l'essenza dell'elisir dell'immortalità) è il testo fondamentale della Medicina Tibetana, arricchito, nel corso dei secoli, da influenze straniere e da trattati di ricercatori tibetani. Questa conoscenza tecnica era trasmessa assieme all'insegnamento dei testi di natura religiosa e rituale. Non era pensabile che un medico non fosse anche un religioso, nel senso profondo del termine. Secondo il Reggente Sangye Gyamtso, che nel diciassettesimo secolo diede una forma canonica a diversi testi fondamentali, "I Quattro Tantra" risalgono all 889 a.C. e provengono dal nord-ovest dell'India, direttamente dal Buddha Sakyamuni, ma sono stati tradotti in tibetano molto più tardi, nell'ottavo secolo. Sarebbe fondamentale, da parte dell'occidente, uno studio più approfondito di queste medicine, e soprattutto di quella tibetana, che, per alcuni versi, ha mantenuto intatte sino a noi le basi di antichissime conoscenze.
Non confondete il rilievo che ho prestato, in questo capitolo, alle medicine orientali, con le mode ora in voga sulle medicine alternative. E' importante non farsi trascinare dalle mode quando si tratta della salute, vi sono cose straordinarie anche nella nostra medicina ufficiale che hanno salvato milioni di vite umane e quindi scartare tutto a priori è solo pura follia. E' auspicabile un incontro, una fusione delle medicine; molti medici occidentali, negli ultimi anni, stanno cambiando tendenza, vi sono speranze importanti per il futuro verso la via del ritorno al concetto antico di Medicina Globale o Medicina Olistica.
Uno straordinario personaggio, Alexander Lowen, il creatore della bioenergetica, psicoanalista, allievo di Reich, parla così della medicina occidentale: "La concezione che i processi mentali rientrino in un dato campo, la psicologia, e quelli fisici in un altro, la medicina organica, nega la fondamentale unità o interezza dell'individuo. Questa concezione è la conseguenza dell'aver dissociato dal corpo lo spirito, limitandolo alla sola mente: una dissociazione che ha evirato la psichiatria e sterilizzato la medicina." E ancora: "Una visione olistica dell'organismo, riconoscerebbe che il corpo è impregnato di uno spirito che è attivato dalla sua psiche e si prende cura delle sue azioni. "Una visione olistica dell'uomo, ce lo propone nella sua totalità fisico, mentale, emozionale, spirituale. Ed è sulla parte spirituale che, ovviamente, abbiamo il più grosso disconoscimento da parte della scienza occidentale. Il pensiero religioso culturale orientale ha come base l'associazione tra spiritualità e concezione energetica del corpo. Il pensiero occidentale valuta l'energia principalmente in termini meccanicistici, misurabili. Allo stato attuale delle ricerche, nessuno strumento è in grado di rilevare "lo spirito" o, come lo chiama nel XIX secolo Henri Bergson, "élan vital" e quindi, per la scienza occidentale, non esiste. Grazie alla psicanalisi, con Freud e poi con Reich, si trovò e si dimostrò il nesso tra psiche e soma, avvalendosi del concetto di energia.
Il concetto di visione olistica psicosomatica
Prima di tutto restituiamo la psiche al corpo (soma). Recita il dizionario, psiche: complesso delle funzioni psicologiche, principio vitale che attiva le fonti interiori dell'azione e dello sviluppo. In greco significa anima e la sua radice etimologica significa soffiare. Freud ha per primo compreso questa connessione tramite una malattia fisica, l'isteria. Egli mostrò come questa fosse provocata dallo spostamento, sul piano fisico, di un conflitto psichico originato da una precoce esperienza sessuale traumatica. Ma poi non riuscì assolutamente a capire come avvenisse tale spostamento.
Fu Reich a capire il meccanismo rendendosi conto appieno dei due livelli psichico e somatico, comprendendo che il conflitto (Gurdjeff lo chiamerebbe "attrito") genera il processo energetico. Di nuovo il concetto orientale di equilibrio, contrapposizione che genera unità inscindibile. Freud, da buon represso, aveva di nuovo allargato la scissione tra mente e corpo, con il concetto di energia operante nel corpo, l'energia sessuale, dandogli il nome di "libido". Prima cercò di dimostrare che la "libido" era generata dal corpo, e poi, non avendo prove di questo, la definì l'energia mentale della pulsione sessuale; gli mancava sicuramente la comprensione esperienziale, come direbbe Lowen. Reich, con esperienze legate alle tensioni elettriche sulla cute in zone erogene del corpo e l'osservazione degli incrementi di afflusso sanguigno e del ritiro dello stesso, dimostrò in maniera scientifica l'evidenza di questa connessione.
Per comprendere meglio il concetto psicosomatico, bisogna comprendere il significato di "simbolo". Simbolo deriva dal verbo greco , gettare insieme e dunque connettere, comporre. Spiega Roberto Carnevali nel suo : "Se pensiamo a nessi di ordine analogico che possono collegare fra loro eventi corporei e psichici, vediamo una prima possibilità di utilizzo del simbolo, che in questa accezione, nel campo della psicosomatica, consiste nella ricerca di un elemento unificato che, in una prospettiva olistica, permetta di connettere fra di loro una costellazione di sintomi e di manifestazioni trovando il senso che li accomuna."
Un termine usato nella medicina ufficiale "somatizzare", cioè un attrito psichico che trova espressione attraverso il corpo, può ad esempio, far pensare che la visione psicosomatica olistica sia già accettata normalmente, non è così. In una visione olistica il termine appropriato è "sincronicità" (Jung), un collegamento tra fatti psichici e fatti corporei in ordine analogico, esprimenti simultaneamente dei contenuti espressi dallo stesso simbolo. La visione medica orientale è il precursore della visione olistica psicosomatica; afferma da secoli ciò che la psiconeuroimmunologia occidentale è oggi in grado di dimostrare. il pensiero, il sistema nervoso e le nostre difese immunitarie sono indissolubilmente legati.
Per la visione medica orientale non esiste nessun divario tra la vita spirituale, emotiva e fisica, tutte le malattie sono di origine psicosomatica, non c'è nessuna differenza tra la nostra vita psichica e quella organica, entrambe soggiacciono agli stessi vincoli. Le nostre emozioni hanno una dimensione biologica. Per avere una visione olistica dell'uomo non lo si può estrapolare dal suo contesto socio-culturale. Noi occidentali dobbiamo elaborare una medicina olistica adatta a noi e ritrovare quei collegamenti che la psicanalisi ha riscoperto negli ultimi 50 anni, con i nostri archetipi occidentali ed i nostri simboli, utilizzando anche quello straordinario serbatoio di conoscenza che è l'oriente, per aiutare veramente l'umanità del 2000.
Il nostro corpo è perfetto, è fatto per durare moltissimo, ed è talmente organizzato che ci comunica sempre, attraverso una varietà infinita di segnali, se c'è bisogno di un correttore. Diceva un famoso medico dell'antichità, Filostene di Locra (IV secolo a.c.): "Ricordatevi che la vita dei mammiferi è pari a sei volte il tempo del loro sviluppo. Se consideriamo che l'uomo impiega circa 20 anni per maturare il suo sviluppo corporeo, dobbiamo dire che il suo ciclo vitale medio dovrebbe aggirarsi sui centoventi anni...... Moriamo prima perché non siamo stati capaci di vivere, o meglio perché ci siamo svincolati in modo irresponsabile da quelle leggi naturali che ci avrebbero guidati attraverso il tempo, facendoci conoscere quello che era utile e quello che era dannoso al nostro organismo".
La consapevolezza è fondamentale, imparare ad ascoltare i segnali del corpo, a comprendere il loro significato, è già guarigione. Noi tutti siamo nemici delle malattie, dovremmo invece essere grati all'esistenza per questo segnale. Il vero significato della malattia è darci un avvertimento. E' il sintomo che deve essere compreso subito, per impedire che l'avvertimento venga sottolineato con più forza. Noi non ci ascoltiamo, non ci osserviamo, pensiamo di essere eterni, immortali e che tutto ci sia dovuto. Siamo talmente in disequilibrio che dobbiamo soggiacere alle esigenze di un centro di coscienza, in realtà molto limitato, la mente. La mente spesso ci porta a non ascoltare, a non prestare attenzione e se l'urlo del corpo diventa più forte ci spaventiamo, non accettiamo il sintomo, lo vogliamo far sparire al più presto, perché non c'è tempo, c'è sempre qualcosa di più importante da fare. E allora lo reprimiamo senza ascoltare, con i mezzi più svariati, dalla medicina ufficiale a quella alternativa, l'importante è stare bene in fretta, per poter tornare alle nostre importanti occupazioni.
Cerchiamo di cambiare punto di vista, come quando osserviamo un quadro: la tela e i colori sono le componenti fisiche che danno la possibilità all'artista di esprimere un'idea. Sono un mezzo per rendere l'espressione fisica di un contenuto metafisico. Cominciamo ad osservare malattia e guarigione in termini di lettura. Dice G. Groddeck , uno straordinario osservatore dell'inconscio (o ES, come lui lo chiama): "... non c'è una differenza fondamentale tra il sano e il malato, è che dipende dall'arbitrio di ogni medico e di ogni paziente definire o no patologiche determinate cose. E' proprio necessario che il medico tenga presente questo principio, altrimenti egli finirà per perdersi sull'impervio sentiero del voler guarire, e questo è un fatale errore, dato che, in ultima analisi, è l'ES che guarisce, mentre il medico si limita a curare.")
Nel nostro corpo spesso si vengono a disegnare le cristallizzazioni di quello che noi gettiamo nell'inconscio senza averlo ascoltato e metabolizzato. Abbiamo così due stati. Quello di malattia, che si esplica attraverso il sintomo come "segnale di allarme, il quale indica che qualcosa di essenziale nell'atteggiamento cosciente non quadra o è insufficiente" (Jung) o come ingorgo energetico nel flusso vibratorio che può palesarsi, sia sotto l'aspetto somatico, che sotto l'aspetto psichico. L'altro stato è quello di salute, quando tutte le funzioni del nostro essere interagiscono e fluiscono in modo armonico e c'è uno stato di equilibrio.
Secondo una visione energetica olistica, il disturbo, che può anche essere un fattore esterno, viene sempre riflesso nella coscienza a livello informativo e si proietta nel corpo. Come il reale è solo uno schermo di proiezione per le immagini della realtà mentale virtuale, così il corpo ci rimanda, in ultima analisi, quello che è un nostro disequilibrio a livello di coscienza. E' importante di nuovo sottolineare la differenza tra malattia e sintomo, perché questa comprensione è la strada per cambiare atteggiamento. Il sintomo non è un nemico da combattere, da cancellare, è invece un prezioso indicatore per aiutarci a ritrovare il nostro equilibrio, correggendo il nostro cammino. Un cammino che deve essere visto in maniera più totale, verso la nostra evoluzione interiore e la realizzazione.
La malattia è un grande maestro e ha per scopo la nostra guarigione.
Abbiamo visto la differenza tra la visione della medicina ufficiale e quella delle medicine cosiddette alternative, il significato di malattia e sintomo. Ora parliamo della prevenzione.
In Cina dicevano che un buon medico era quello che manteneva tutti i suoi pazienti sani e per questo veniva pagato. L'agopuntura è usata ancora oggi a titolo preventivo dal medico cinese, mentre dagli occidentali è usata a scopo curativo. Nel concetto di prevenzione, rientra anche la comprensione di quei sintomi (segnali) che ci danno l'indicazione per mantenerci nella giusta rotta. Quindi è certamente meglio prevenire che curare e la prima grande prevenzione è la consapevolezza, a tutti i livelli, il volersi bene, darsi amore, il comprendersi. Ovviamente parlare di prevenzione significa parlare anche di alimentazione, di ambiente, di come ci rapportiamo con gli altri e con noi stessi.
Tutto questo nelle dinamiche della nostra società può essere estremamente complicato, abbiamo un tipo di vita che ci allontana molto da una conduzione naturale della nostra esistenza. Mai come in questa epoca l'essere umano è stressato e allontanato dal suo centro. Tutti comunque sono d'accordo sulla prevenzione, è ovvio che un essere umano ben nutrito, non stressato, in perfetta armonia con quello che lo circonda avrà più difficoltà ad ammalarsi.
Dopo Pasteur è prevalsa la concezione di una condizione di malattia come risultato di aggressioni microbiche. E' però dimostrato che un uomo con un buon equilibrio generale difficilmente viene contagiato. Se noi esprimiamo all'esterno la nostra energia negativa, ad esempio quando siamo in una situazione di stress, creiamo spesso le condizioni perché ci capitino dei guai e degli incidenti. Quando viviamo in maniera passiva le emozioni non esternandole ci reprimiamo e spingiamo verso l'inconscio conflitti emotivi irrisolti, questi conflitti vengono in qualche maniera sedimentati nel nostro complesso psicofisico creando le condizioni per la malattia.
Tutto questo può portare alla depressione del nostro sistema immunitario, con le conseguenze che potete immaginare. Gli antichi ad esempio davano indicazioni molto precise sulla prevenzione; dicevano: " I dispiaceri sono il pane dei nefasti, e quando gli uomini si cibano di questo pane vengono inesorabilmente colpiti dalla discrasia". Ippocrate diceva: "La vita è breve e l'occasione fuggente" e Orazio " carpe diem " (cogli il giorno). Se volete rimanere sani e felici vivete nel qui ed ora. Noi siamo troppo spesso da un altra parte, non con noi stessi, siamo tesi, in condizione di stress, il nostro problema è il futuro. "L'individuo è nevrotico", dice Lowen, e noi siamo tutti nevrotici perché apparteniamo a questa civiltà occidentale che dà come valori predominanti il potere e il progresso. Questo porta l'uomo ad essere in conflitto con se stesso, con i suoi desideri di realizzazione. Si cerca sempre di diventare "qualcuno", nessuno è a proprio agio con se stesso così com'è. L'essere non viene accettato, vi è una negazione e la creazione di un modello da emulare.
L'individuo moderno è tenuto ad avere successo, non ad essere una persona. L'attrito provocato da questa continua tensione crea energia negativa che come il mitico serpente Uroboros si morde la coda crea un circolo vizioso e si autoalimenta. Ovviamente questa condizione ci tiene continuamente proiettati nel passato o nel futuro. Vivere nel "qui ed ora", nel presente, allenta immediatamente la tensione. Rompere questo circolo vizioso non è facile. Siamo come ipnotizzati senza via d'uscita. In questa condizione non siamo assolutamente in grado di sfruttare le nostre potenzialità, che, in quanto personali, sono uniche e probabilmente superiori a quello che la mente vuole riprodurre seguendo dei modelli. Molte persone avvertono il fallimento dentro di sé, l'angoscia, la disperazione. Sono appena solleticate da un blando velo di motivazioni e cercano una soluzione senza fermarsi ad ascoltare per assumersi la responsabilità di entrare nel proprio senso di vuoto, e ritrovare la gioia, la realizzazione. Ecco perché gli inutili manualetti su come migliorare se stessi o modificare la situazione in cui viviamo sono così popolari, purtroppo però portano inevitabilmente ad aggiungere fallimento a fallimento perché non viene toccata la radice del problema. Non è con un libro che si cresce, dobbiamo ritrovare unità, consapevolezza. Uscire da questo sonno che ci riproduce continuamente lo stesso sogno. Ciò vuol dire vedere, rischiare e riscoprire l'universo meraviglioso e privo di sicurezze che l'esistenza ci propone. In questa impresa abbiamo spesso bisogno di aiuto.
La nostra presa di coscienza, la nostra crescita dell' autoconsapevolezza, porterà a creare attorno a noi le condizioni perché anche altri divengano più consapevoli. Di nuovo la saggezza dell'antichità, pensate cosa si diceva nel II secolo d.C. "L'amarezza dell'animo è un terreno adatto per seminare la discrasia..... le grandi afflizioni portano sempre alle grandi malattie". Questo troverebbe conferma nelle ipotesi della formazione dei tumori del dottor Hamer, che postula l'inizio dell'anarchia cellulare in un conflitto emotivo che non si riesce a vivere consapevolmente.
Voglio darvi un piccolo decalogo di consigli che vengono dall'antichità, ma che sono sempre validi e attuali.
1) La vita è breve, chi corre non fa altro che anticipare l'appuntamento con la morte. Cogli il momento, ma non vivere in ansia nell'attesa di questo momento.
2) Respira a pieni polmoni, il più spesso possibile, in luoghi con l'aria pulita. Il sole, l'acqua e la terra sono le grandi medicine per tutti i mali, impara ad usarle. Bevi acqua pura di sorgente, cambiando spesso sorgente.
3) Sii sobrio nel mangiare, mangia poco, ma un po' di tutto, perché tutto quello che la natura ti ha donato serve al tuo organismo. Mangia solo prodotti naturali. Non reprimerti, poiché questo è il peggior veleno.
4) Non trascinare il piccolo sintomo. Un sasso si può fermare, ma la valanga finirà per travolgerti. Impara ad osservarti.
5) Sei tu che devi vivere con la natura e non la natura con te. Sappiti quindi adattare alle leggi naturali. Vivi in pace col mondo, se vuoi che tutti gli organi del tuo corpo funzionino in armonia con tutto il corpo.
6) Non sacrificare il sonno, poiché è importante quanto il cibo, non prolungarlo oltre le otto ore e non impigrire in una lunga siesta pomeridiana.
7) E' consigliato un giorno di digiuno o di sola frutta e verdura ogni 28 giorni possibilmente in coincidenza con il plenilunio.
8) Dedica almeno un'ora al giorno all'esercizio fisico e cerca di essere scrupoloso nella pulizia del corpo e dell'ambiente in cui vivi.
9) Mantieni il cuore allegro, perché una risata ogni tanto tiene lontano il medico.
10) La meditazione purifica lo spirito, chi non sa ritrovarsi con se stesso sta camminando verso la malattia.
Chakra significa cerchio ruotante, ruota. Il chakra è uno scambiatore di frequenze fra i vari livelli del nostro sistema energetico. E' ormai accettato, anche dalla medicina ufficiale, l'intervento che si effettua su determinati punti tramite l'agopuntura. Questi punti sono, in realtà, dei minuscoli chakras, oltre 900 secondo la medicina cinese, e sono situati lungo una fitta rete che forma le connessioni energetiche del nostro corpo. Questi punti sono poi divenuti, con le ultime e più recenti metodologie oltre 1900. La fitta rete su cui questi punti sono situati ha la funzione di connessione e di trasporto dell'energia (Qi o Ch'i, per i cinesi) e viene comunemente chiamata "meridiani". In lingua cinese il nome è "jing-luo" che significa "trama di collegamenti". Questa rete è una fitta trama che collega interno e superficie del corpo, i punti dell'agopuntura che sono 350, in superficie, influiscono sugli organi e sui disequilibri all'interno, in connessione con le linee dei meridiani. Attraverso una stimolazione traumatica di uno di questi punti, si ha un innalzamento o un abbassamento dei livelli di frequenze che corrispondono ad un determinato organo o parte del nostro organismo, e naturalmente tutto avviene contemporaneamente a più livelli, fisico, emotivo, energetico.
Esistono altri 22 chakras, detti secondari, che sono situati nel palmo delle mani, nelle piante dei piedi, in tutte le giunture del corpo e in vari punti della testa, petto e addome. Noi ci occuperemo in modo particolare dei 7 chakras principali. I sette chakras, secondo una visione schematica, sono perfettamente in una linea retta verticale inserita in una delle tre "Nadi"(principali detta "Sushumna", corrispondente al midollare e sono intersecati dalle altre due "Nadi" principali, una ascendente che parte da sinistra detta "Pingala", funzionalmente corrispondente al simpatico (yang) ed una discendente detta "Ida" corrispondente al parasimpatico (yin). Secondo la tradizione orientale, vi è una interconnessione tra sistema endocrino, organi principali, plessi nervosi e colori di mutazione delle frequenze.
C'è inoltre una connessione con diversi stati di coscienza ed emotività. Per spiegare i chakra farò riferimento a Gurdjieff, quando parla della legge del 7, metodologia che anch'io applico dopo averla plasmata con altre tecniche, perché utile all'attivazione di quei centri di coscienza che sono i chakras. Questa legge, parte dal presupposto che nulla sta fermo e tutto è in trasformazione in due direzioni, l'evoluzione e l'involuzione, e in entrambi i movimenti vi sono pause, e afferma che, per sviluppare queste pause, è indispensabile un impulso di cambiamento. Per chiarire vi farò un esempio classico: la scala musicale. Essa comincia con il "do", tra "do" e la nota successiva esiste un passaggio che permette la trasformazione in "re". Da "re" a "mi" avviene la stessa cosa. A questo punto per passare oltre e trasformare il "mi", che non ha un "passaggio" normale, in "fa", occorre un impulso traumatico esterno. Dal <"fa" la scala può salire al "sol", poi al "la" e al"si" e a questo punto di nuovo un impulso traumatico esterno. Risultato un "do" elemento totale, un'ottava completa in se stessa. Questo schema è legato a una visione molto stringata e imperfetta, non esattamente connessa alla scala naturale delle frequenze. Questa semplificazione serve per identificare questi due prevedibili impulsi che, lasciati al loro automatismo, innescano delle variabili incontrollate come è nella natura delle cose, ma proprio per la loro prevedibilità possono essere anche controllati dall'esterno per mantenere l'equilibrio che consapevolmente ci serve.
La mia visione dei chakra si sposa perfettamente con la "legge del 7" di Gurdjeff. Ogni chakras è legato ad una nota, ad una frequenza, ad un colore. In ogni chakras vi è la scala completa di frequenze con parti e collegamenti in continuo cambiamento ed evoluzione per centinaia di concause al minuto, dal piano fisico a quello emotivo-spirituale. Questo fa sì che l'individuo abbia i chakra più o meno attivati come recettori di frequenze con i livelli di frequenza dei singoli chakra spesso diversi da una persona all'altra, proprio grazie a quelle deviazioni naturali possibili per l'assenza di un "passaggio" normale fra il "mi"-"fa" e il "si-"do" che produce sistemi energetici sempre originali.
Ognuno di questi recettori-scambiatori, che sono i chakra, ha naturalmente una predominanza naturale di frequenza. La tradizione orientale ci da per ognuno di questi punti un colore ed una nota corrispondenti ed anche un suono vibratorio per sollecitarli. Secondo la mia esperienza, ognuno di questi centri può essere davvero molto diverso da individuo a individuo, proprio per il movimento di ogni singolo sistema all'interno di ogni chakra.
Molto spesso capita, soprattutto nel ricercatore che ha appena iniziato il proprio lavoro personale, di percepire sensazioni miste, come, ad esempio, colori confusi ed emozioni non chiare, all'inizio della sollecitazione dei chakras. Man mano che il ricercatore inizierà a esercitare la propria consapevolezza, e proprio grazie all'energia e alla frequenza che inizia a gestire in maniera più propria, interagirà con il chakra e lo porterà naturalmente ad un riequilibrio delle frequenze; con il passare del tempo i risultati saranno chiari in termini di salute e lucidità. Dobbiamo stare attenti a non lasciarci suggestionare dalla spiegazione. Affermando, per certo, che tutti noi abbiamo ghiandole endocrine, plessi nervosi e organi più o meno negli stessi punti, per quanto riguarda i chakras, non è detto che siano in ognuno di noi nel punto indicato dalla tradizione o che per ognuno di noi ci siano le stesse frequenze o gli stessi livelli di coscienza. Tutto può variare e non di poco, tra individuo e individuo E' per questo che vi esorto a sperimentare, per scoprire da soli l'esatta posizione dei vostri chakra.
C'e una grande spinta, a livello di massa, verso l'alternativo e le metodologie orientali di lavoro sulla propria energia. Purtroppo a tanta domanda risponde una offerta straordinariamente scadente. Un proliferare di libri scopiazzati l'uno dall'altro, che lasciano trasparire l'ignoranza profonda degli autori e, quello che è più grave, la totale incomprensione che nasce dalla mancata sperimentazione, in prima persona, di ciò che scrivono. Senza contare quelli che fanno un viaggio-vacanza in India e tornano facendo gli insegnanti di yoga.
Lavorare con queste pratiche richiede anni e anni di tirocinio e lavoro su se stessi e in seguito anni di apprendistato sul campo, con la gente. Equivale, anzi probabilmente è superiore in tempo e lavoro ad una laurea in medicina. Gli strumenti che queste pratiche ci offrono non sono di semplice uso. La mancanza di una conoscenza e sperimentazione approfondita nell'uso di queste tecniche equivale a dare un bisturi in mano ad un bimbo. Non si può certo improvvisare con il rischio di creare danni molto profondi negli individui con i quali si lavora.
Quello che ho potuto sperimentare su me stesso e constatare su centinaia di persone, è che i chakra sono diversi per ogni individuo come capacità vibratoria e ricettiva, con caratteristiche individuali ben marcate, e soprattutto sono posizionati diversamente. Ora, se si praticano tecniche vibrazionali o yogiche sui chakra, in una posizione ove il chakras non è situato, la nostra mente, che ha un potere straordinario sui nostri sistemi energetico-fisici, ne costruisce uno falso. Creando un falso chakra, vi sarà una falsa risonanza che produrrà danni molto gravi nell'individuo. Come fare per evitare questo? Prima di tutto non imbarcatevi in esperienze con persone che non abbiano una più che provata professionalità e soprattutto non comprate uno di quegli stupidi manualetti con gli esercizi da fare da soli, a casa! Lentamente il ricercatore diventerà più attento, comincerà a distinguere questi centri seguendo la propria sensibilità, la propria intuizione e lavorando su tecniche che aiutano lo schiudersi di questa. Tornerò spesso su questo punto, perché penso che la ricerca va fatta a monte, è come guardare con un binocolo, perché funzioni dobbiamo metterlo a fuoco, se continuate a guardare con un binocolo non a fuoco rischierete un bel mal di testa. Naturalmente, una volta compreso tutto questo, e non è poco in una situazione in cui l'individuo vorrebbe vedere tutto e subito, si può trovare il metodo giusto, adatto a noi.
Ciascuno dei chakra è dotato di una qualità vibratoria particolare e una frequenza speciale , ed è molto importante comprendere che essi sono centri di coscienza ben distinti uno dall'altro e ciascuno specializzato nell'emissione di vibrazioni precise. Normalmente l'uomo è dominato dal centro di coscienza maggiore, che è la mente, tanto forte e abituato a gestire gli altri centri, che li rende invisibili alla nostra consapevolezza, ammantandoli dei più strani significati. Se solo il ricercatore inizia un piccolo lavoro di osservazione, spingendo energia in un centro sovramentale chiamato, anche da Aurobindo, sopracosciente, inizierà a percepire chiaramente i segnali e i cambiamenti che gli verranno dagli altri centri di coscienza.
I Metodi di attivazione dei
chakra
Vi sono molti modi per lavorare su questi nodi energetici, centri di coscienza, recettori, che sono i chakras; metodi appartenenti alla tradizione più antica orientale e anche bellissime rielaborazioni occidentali. Credo sia veramente importante comprendere che i metodi della tradizione orientale non si possono estrapolare dal loro contesto culturale per essere usati così come sono. Essi facevano chiaramente parte di un cammino religioso-spirituale che faceva di ogni parte una componente importante, un ingranaggio che permetteva all'individuo di svilupparsi. Naturalmente le strade sono molteplici e ogni percorso, nel passato, veniva preparato dettagliatamente e sperimentato in maniera scientifica da migliaia di ricercatori. Ovviamente queste metodologie erano pensate per menti molto diverse dalle nostre, è come smontare un pezzo di automobile e pretendere, che il solo pezzo ci permetta di percorrere 100 chilometri.
La grande difficoltà della mia ricerca sta proprio nel creare un contesto di crescita su cui l'individuo possa costruire. Per questo, la mia sperimentazione degli ultimi quindici anni ha fatto sì che iniziassi ad applicare, in una fusione sincronica, tecniche molto antiche della tradizione orientale e metodi legati all'apertura della coscienza occidentali, creati per menti moderne. Ho creato seminari in cui il processo che riguarda le tecniche di applicazione attiva dell'energia e la presa di coscienza dei chakras è diventato una dinamica esperienziale. Ho diviso questo lavoro in due parti. Nella prima si lavora, punto per punto, alla ricerca dei chakra e del significato che hanno per noi, provocando con tecniche appropriate, la reazione dei centri di coscienza, per acquistare la consapevolezza esperienziale. Il processo che si scatena varia da individuo a individuo e coinvolge tutti i piani dell'essere umano per una durata di circa cinque mesi, in questo arco di tempo si arriva ad un riequilibrio. Nella seconda parte si inizia ad usare, in maniera consapevole, la possibilità di controllare i chakras, ottenendo veramente risultati straordinari in termini di benessere e possibilità di crescita.
Concludendo, il ricercatore attraverso la sua esperienza, può cogliere il significato profondo di questi centri di coscienza ed iniziare un lavoro di costruzione e osservazione veramente straordinari, ma occorre sempre, a monte, imparare ad osservarsi con umiltà, non dando niente per scontato.